Jamie Stewart: Interview (Indie-Eye)

Chi si è imbattuto nella musica di Jamie Stewart sa che dalla personalità di Jamie Stewart non si può scappare. Il progetto Xiu Xiu, che con Always giunge quest’anno alla sua prima decade, è da sempre, accanto alle tante collaborazioni, il canale di sfogo principale dell’inarrestabile creatività di Jamie, una delle principali figure di riferimento della macrosfera alternative, nonostante, ci dice lui stesso, non si senta di appartenere ad alcuna scena in particolare. Generalizzare e fare chiarezza sugli Xiu Xiu è un’impresa fallita in partenza. Incursioni nel dolore, nella depressione e nelle sfere più anguste dell’esistenza; accese riflessioni politiche e bozzetti impressionistici sulle più umane delle disfunzioni; qualche punta di leggerezza in forma di umorismo nero e un occasionale vocabolario hard core. Nonostante la recente virata electro-pop di alcuni brani, la loro musica continua a riflettere questi saliscendi, ponendosi a metà strada tra cantautorato, elettronica e industrial nuova maniera.

Il set milanese alla Salumeria della musica eccelle per intensità e potenza, persino più oscuro e drammatico di quanto ci si potesse aspettare. Qualche “miao” per controllare i microfoni, uno strano passaggio scaramantico di plettri tra i membri della band e subito Jamie si cala in una profonda concentrazione, regalandoci un’interpretazione sofferta e tonante delle sue storie a tinte fosche. Nessun effetto sortito dalle snervanti request del pubblico: tra i vecchi pezzi brilla una rallentata, meravigliosa Sad Pony Guerrilla Girl, una potentissima, necessaria I Luv The Valley, OH! e la dedica all’amico Freddy Ruppert This Too Shall Pass Away. In chiusura una atipica (e come altrimenti) cover di Frankie Teardrop dei Suicide, che Jamie interpreta quasi sotto shock, in preda a convulsioni che si trasformano in balletto, con un microfono ora intinto nella birra, ora ad uso deep throat.

Incontriamo Jamie nel bel mezzo del pomeriggio e, smentendo la fama egotica del personaggio, parliamo in realtà anche di un bel gruppetto di altre persone: amici, familiari, editori, coinquilini, colleghi ritrovati o addirittura licenziati (rispettiamo la diplomazia di Jamie e rimandiamo i curiosi al testo di Beauty Towne). Tra affabilità e un profondo spirito critico si trova pure il tempo per più di una risata. Il fascino Xiu Xiu è tutto della complessità.

Ciao Jamie, come va il tour?

Bene, ma sono stanco da morire, come al solito.

Come si stanno plasmando i nuovi pezzi dal vivo? Sei noto per i riarrangiamenti selvaggi.

[Ride] Sono certamente più veloci, molto più veloci. Capita in ogni mio tour. Quando suono dal vivo finisco sempre per rendere i pezzi precipitosi. Di fatto a volte ci sconvolgiamo noi stessi di quanto li rendiamo rapidi! E poi, come ti aspetterai di certo, sono 20.000 volte più potenti.

Il nuovo album Always è stato definito in alcuni casi un disco di transizione per gli Xiu Xiu, in altri forse il migliore dell’intera discografia. Quasi tutti sono invece d’accordo nel definirlo più positivo e ottimista che in passato, forse per il piglio electro-pop di molti brani. Io tutto questo ottimismo non lo vedo proprio…

Anche io non sono per niente d’accordo! [Ride] Quello che sto per dire mi farà probabilmente sembrare un idiota, ma non riesco a immaginare i miei dischi come necessariamente separati l’uno dall’altro, sono più una sorta di continuum ben documentato in cui si riflette la vita dei diversi membri della band, quella delle loro famiglie e non ultima la vita politica. I dischi sono sì concepiti con un inizio e una fine, ma non sento ad esempio che ci sia una così netta separazione tra il mio ultimo disco [Dear God, I Hate Myself], Always o qualsiasi disco precedente. La vera differenza sta nel fatto che DGIHM era interamente autobiografico, mentre Always, fatta eccezione per un pezzo, è tutto incentrato su altre persone o sulla politica. Per qualche ragione molta gente pensa che ciò sia sinonimo di una maggiore serenità, ma non capisco come sia possibile. È uno dei dischi più oscuri che abbiamo fatto. Voglio dire, molti dei pezzi sono tra le cose più pop che abbiamo mai scritto, ma i testi, Dio, sono tra i più duri. È comunque un’ottima cosa che ognuno possa interpretare la musica a proprio modo. Non ho mai sentito l’esigenza di imporre il mio punto di vista sulla mia musica, non mi infastidisce che l’ascoltatore percepisca le cose in maniera diversa, anzi tendo ad incoraggiarlo.

Come dicevi quest’album è stato scritto a più mani, prima volta per gli Xiu Xiu, ma qualcuno si è perso per strada. So che non hai molta voglia di parlarne…

Cercherò di essere diplomatico a riguardo.

…ma il cambio repentino di line up del gruppo ha in qualche modo inficiato il mood di questo tour?

[Sospiro] Dunque, direi che non ha rovinato l’uscita del disco. C’è stato un piccolo tour con le due persone che ho successivamente licenziato. Quel tour è andato davvero uno schifo, ma abbiamo concluso la registrazione del disco entro la fine delle date. Lavorare all’album è stato per la maggior parte del tempo positivo, in alcuni casi molto divertente, a dire il vero. Verso la fine è diventato una merda. Non tanto lavorare al disco quanto i rapporti fra di noi. Al fine del nostro lavoro non ha cambiato le cose più di tanto, ma personalmente… per me è stato davvero stressante e scoraggiante. Due persone cui, sai, sono stato amico per tanti anni si sono rivelate… non brave persone, pessimi musicisti. È stato davvero logorante. Credo sia ok dirlo, tanto loro pensano la stessa cosa di me, presumo. D’altro canto il caso mi ha portato a lavorare di nuovo con Devin Hoff, che suona con me in questo tour… uh eccolo qui [Passa Devin e ci saluta]! Credo sia uno dei migliori musicisti con cui abbia mai avuto la fortuna di lavorare e non sarebbe successo se l’altra line up non si fosse disgregata! Cose positive e negative sono accadute. Angela [Seo] è ancora parte della band e ha scritto per il disco, anche se non suona con noi in questo tour. I ragazzi nuovi non sono stati nella band così a lungo da cambiare indelebilmente le cose. Hanno lavorato otto mesi e sono venuti a casa mia due volte sole a registrare, non è come se avessi perso un membro rimasto con me per cinque anni, per dire. Hanno fatto un ottimo lavoro sul disco, ti dirò.

Come ti senti a interpretare per la prima volta in 10 anni testi scritti da altri?

È molto interessante e dipende molto dal brano. Suoniamo il brano scritto da Angela [Honey Suckle] e siccome è la mia migliore amica e siamo molto molto vicini riesco a relazionarmi assai bene a quello di cui parla nel testo. È molto facile cantarla dalla sua prospettiva e aggiungere la mia. Canto anche un brano scritto da una delle due persone licenziate. Mi ci è voluto un po’ di assestamento per capirlo a modo mio in maniera realistica, onesta, anziché ricercare a tutti i costi il significato che ha cercato di dare lui alle parole. È una cosa nuova per me, non l’ho mai fatto prima, come dicevi. All’inizio mi sembrava una stranezza, una sorta di sfida, ma adesso mi ci sto abituando. È molto diverso rispetto a quando canto una cover: quando scelgo una cover è perché ho una relazione personale con il pezzo, con ci sono legami interpersonali di mezzo.

Hai nominato Angela. Quando vi ho visti suonare insieme dal vivo mi ha colpito molto la vostra alchimia, soprattutto nei pezzi più drammatici.

Uh, mi fa piacere, perché credo sia la persona con cui finora ho preferito esibirmi in assoluto. Abbiamo una connessione perfetta, siamo stati migliori amici per anni e anni. Ho grande rispetto per come approccia la musica. Quando abbiamo iniziato ad esibirci insieme lei ha avuto grandissime difficoltà, aveva suonato soltanto musica classica prima, mai qualcosa che fosse accompagnato da un beat. Nonostante per lei fosse dura anziché mollare ha fatto pratica, pratica e ancora pratica, ci ha messo anima e corpo. Pensa, non aveva mai suonato le percussioni prima e adesso picchia come una figlia di puttana. Il che per me è ottimo, nel tour scorso mi ha forzato a suonare ancora più forte. Penso proprio che suoneremo di nuovo insieme in futuro.

In tema di cover. La scelta di Always degli Erasure per lo split recente con Dirty Beaches presumo non sia casuale. [Ride] Ho rivalutato il pezzo proprio di recente… l’ho sempre giudicato un po’ male per via del video.

Pensa che non l’ho mai visto. È terribile?

Ah. Beh diciamo che è quel tantino… tacky. Ad ogni modo, puoi raccontarci questa connessione tra il pezzo, la cover e il titolo del tuo album?

Devo andare a vederlo! Il titolo del disco deriva in parte da quel pezzo: mentre scrivevo l’album la famiglia di mio fratello stava attraversando una profonda crisi. Io e lui siamo molto molto vicini, è probabilmente il familiare con cui parlo di più. Lui ascolta tendenzialmente le cose più assurde e violente dell’hip hop e a un certo punto mi ha passato Always, che non è decisamente normale per i suoi gusti. A me piacevano gli Erasure, ma per qualche ragione non l’avevo mai sentita e mi son ritrovato ad ascoltarla mentre guidavo in giro per la campagna. Era la stagione delle angurie e stavo andando a prenderne una. Canticchiavo di continuo il pezzo e fondamentalmente mi faceva piangere, forse perché in realtà ero davvero preoccupato per mio fratello e il pezzo aveva un qualcosa in comune con quello che stava passando. Il motivo per cui ne ho fatto una cover è perché mi piace molto e ci sono legato. Stabilisce una connessione ridicola e al contempo… curiosamente intelligente con tutto ciò [Ride].

Vivi ancora a Durham?

Sì, ma non per molto, fortunatamente.

La odi ancora?

La odio ancora, decisamente. Mi trasferisco a Los Angeles ad Agosto.

A tal proposito lo scorso Febbraio hai allestito la prima “mostra” degli Xiu Xiu dall’eloquente titolo I Hate This Suffocating Fucking Towne. Ce ne parli un po’?

In realtà quello non è poi rimasto il titolo dell’intera mostra, ma solo di una parte dell’allestimento. Un mio amico gestisce una piccola galleria a Raleigh nel North Carolina, si chiama Lump. Un po’di tempo fa ci ha invitato ad allestire una mostra Xiu Xiu-related. All’inizio dovevano essere principalmente estratti dagli artwork dei nostri album, poi è si è allargata ad oggetti e immagini che hanno a che fare con l’estetica e con le ossessioni ricorrenti della band, magari perché menzionati nei testi delle nostre canzoni. Nella mia testa la selezione aveva un significato comprensibile, ma ho il timore che il risultato finale sia stato un po’ difficile da percepire.

La componente visiva è da sempre un marchio degli Xiu Xiu, specie nel suo alternarsi di immagini poetiche, gradevoli a immagini shock, finanche splatter. Voglio dire, il vostro sito è un continuo alternarsi di gattini a feroci immagini di guerra, pornografia, cock rings e quant’altro. [Ride] Devo dire che col tempo ci si abitua. Potresti spiegare come si alimenta l’estetica Xiu Xiu?

Credo che la caratteristica principale del nostro blog sia la completa libertà con cui proponiamo del materiale. L’idea è di non pensarci troppo su e realizzare qualcosa di puramente inconscio, il che mi diverte molto. Mettiamo così tanto ragionamento nella musica, che con il blog miriamo a qualcosa di non sistematico. C’è sicuramente un filo rosso, in genere siamo le stesse tre persone a curarlo, quindi c’è un’estetica ricorrente e ci sono taciti criteri di selezione del materiale, ma di base quando ci imbattiamo in qualcosa che ci colpisce lo mettiamo sul blog senza confrontarci inter nos. Considerando quanto sforzo mettiamo nella musica penso sia davvero liberatorio utilizzare il nostro sito ufficiale in quel modo. Il 10% sono informazioni sugli Xiu Xiu, il 90% uno sciocco progetto artistico.

Parlando di immagini forti. Il nuovo brano I Luv Abortion affronta un tema cruciale con una certa brutalità, sia nella musica che nelle parole. Le reazioni negative non sono state poche, come ci si aspetta. Credi che al di là dell’orientamento politico di ciascuno in generale ci sia una difficoltà ad accettare la presenza di una cifra politica così netta in seno alla musica alternativa?

Non ci sono di fatto molte band orientate in questo modo. È una domanda gigante e a rischio di sembrarti un idiota ti dico che non seguo affatto i miei colleghi del panorama alternativo. Seguo principalmente le band dei miei amici. Credo dipenda anche dal genere che uno fa. Se guardi alla roba di Pitchfork o al panorama indie rock, che ripeto, non seguo da un sacco di tempo, noi veniamo inglobati in quella scena, anche se non sentiamo di appartenervi e il punto è che nella maggior parte dei casi lì non trovi una cifra politica. Se invece ti sposti nella musica industrial è molto più normale, usuale trovarla. Quindi c’è uno scarto di genere e soprattutto generazionale. La scena cui vengo associato è dominata da persone che hanno in media dieci anni meno di me: quando ero più giovane scrivevo comunque testi orientati politicamente e la cosa non faceva così scalpore, adesso viene percepito come meno usuale. E, nessuna offesa, ma credo che la maggior parte dei giornalisti musicali voglia solo trovare una qualche fottuta scusa per fare notizia. Posso capire che una canzone dal titolo I Luv Abortion possa fare girare le palle a qualcuno, ma non credo che alla gente fotta niente, vuole solo trovare qualcosa di cui sparlare.

Fair enough. Passiamo a un altro brano di Always, Beauty Towne. In che modo è in relazione con il vecchio pezzo Clowne Towne [da Fabulous Muscles, 2004] e di che parla?

Beauty Towne è essenzialmente un poscritto a Clowne Towne, che raccontava di un gruppo di persone con cui vivevo in una punk rock house a Seattle. Alcune ci abitavano proprio, altre erano semplicemente in visita molto spesso. Tutte queste persone erano a pezzi, tra di noi ci comportavamo in modo terribile, quella convivenza è diventata uno dei periodi più oscuri delle nostre vite. In un modo o nell’altro siamo rimasti in contatto. Le nostre vite sono sicuramente cambiate, ma anche se è passato un sacco di tempo tutti siamo ben lungi dallo svincolarci dalla sfera oscura della vita. Beauty Towne commenta semplicemente il fatto che nonostante il tempo passi le cose essenzialmente non cambiano. Credo che ciò sia vero almeno per questo gruppo di persone. Per alcune delle persone che nomino nei brani [Beauty Towne presenta un vero e proprio elenco] il peggio deve ancora venire.

Ottimismo a palate. [Ride]

Non poteva essere una canzone ottimista in nessun modo, no.

Se è vero che Always è il tuo disco meno autobiografico, possiamo trovare di certo delle belle tirate autobiografiche sull’ Huffington Post.

Sgamato.

In un articolo ripercorri i tuoi primi passi nel mondo della musica. Buffo scoprire che suonavi in una cover band di pezzi della Motown!

Eh sì, ero molto molto giovane. Hai presente cos’è una pick up band? È quando un musicista ottiene lo spazio per un concerto ma non ha ancora una band all’attivo, quindi recluta all’ultimo minuto altri musicisti che sono disponibili per quella serata. Ecco, non eravamo proprio un gruppo, il formato era più quello. Io suonavo il basso. Il gruppo era “radicalmente misto”: alcune persone suonavano davvero di merda, altre avevano suonato con James Brown, voglio dire. Mi poteva capitare di suonare con il batterista peggiore che avessi mai incontrato e magari un’altra volta con i trombettisti di James Brown. Un’esperienza incredibile, molto molto strana. Alcuni ragazzi avevano la mia età, altri avevano trent’anni più di me, molto formativo. A seconda della serata potevo ritrovarmi ad imparare più di quanto potessi nell’intera vita o a volermi uccidere per quanto facessimo cagare. Il tizio che gestiva il progetto sembrava un personaggio da cartone animato, una persona davvero assurda. Sono molto contento di aver fatto quell’esperienza.

In un altro articolo approfondisci invece il tema della bisessualità con molta intelligenza. L’argomento in genere viene bypassato in molti ambienti che pure riflettono sul genere e l’orientamento sessuale, come i corsi di gender studies. Le tue argomentazioni, io trovo, pur mantenendo una certa concretezza propongono un’idea più “performativa” della bisessualità di quanto si è soliti considerare. Ti senti più vulnerabile/esposto nello scrivere di questi argomenti o nell’interpretare i tuoi testi, che da sempre attingono alla medesima sfera?

Caspita. Diciamo che in generale non mi considero uno scrittore. Uno degli editori mi ha chiesto se ero interessato a scrivere e io ho cominciato a farlo per curiosità. Non avevo mai scritto nulla di così high profile prima dell’Huffington Post. Quando scrivo articoli non viene mai dal mio cuore come per i miei testi e la mia musica. Se dovessi smettere di pubblicare sull’Huffington Post domani non avrei problemi, dovessi smettere di scrivere musica mi butterei giù da un ponte. Di conseguenza mi sento più vulnerabile ed esposto nella mia musica. Con questo non intendo dire che non mi importi scrivere articoli, sono molto contento di farlo, ma i due mezzi espressivi sono per me così diversi che arriverei a dirti: attingono a elementi diversi della mia esperienza, quella dei miei testi è più profonda. Motivo per cui non suoni più molti brani del passato? Esattamente. Ci sono un sacco di canzoni che non voglio proprio più suonare, perché non c’è più alcuna risonanza in termini di emozioni con quello che sono diventato adesso. Magari parlano di situazioni o eventi così specifici da perdere di senso nel presente. Le informazioni contenute nel pezzo smettono di essere vere, capisci? Li apprezzo e considero ancora musicalmente, ma non sono più un documento valido di quello che sono.

Ultima domanda. Mi è capitato di leggere un tuo tweet, come di consueto posto in forma di domanda, in cui dici che vorresti infilzare una “forca” negli occhi di chi, in una recensione all’ultimo disco, ti ha definito un freak. [Ride] Mi ha ricordato molto Diamanda Galás, che ha addirittura messo su uno spettacolo, The Refugee, a partire dalla sua stanchezza per l’essere definita una freak. In un’intervista diceva qualcosa del tipo: “Sono così stanca di essere considerata una freak. Non sono pazza, siete voi che fate cose di merda!”. 

Oddio, geniale! Pensa, è una delle mie artiste preferite da sempre e adesso che so questa cosa diventerà ancora di più la mia eroina. In riferimento a quella recensione credo che mi avesse infastidito più di tutto l’aver trovati definiti i miei ascoltatori, più che me in prima persona, dei freaks. Io non leggo quasi mai le recensioni ai miei dischi, in genere mi fanno incazzare. In quel caso aveva un tono davvero sprezzante, partiva dal presupposto che le persone in difficoltà o che hanno diversi approcci nei confronti della sessualità siano in fondo nient’altro che weirdos. Mi disgusta che qualcuno possa mostrare così poca empatia con l’altro o possa essere così riduttivo rispetto alla ricchezza dell’esperienza umana. Sai, molte delle persone che si interessano alla mia band sono anche diventate molto amiche e ti incazzi quando si parla male dei tuoi amici, no?

Certo. E comunque stando dall’altra parte posso garantire che non siamo tutti weirdos.

[Ride] Esatto, proprio per niente!

 

Published on Indie-Eye

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