Rabit – Communion (Mucchio Selvaggio)

Il 2015 è stato un buon anno per l’elettronica sperimentale. Assieme al circuito Janus di Berlino (Lotic, M.E.S.H., ma anche le composizioni ansiogene di Visionist per l’etichetta Pan), il texano Eric Burton, in arte Rabit, fa parte di un gruppo di artisti alla ricerca di una via di mezzo tra dancefloor e critica sociale. Come Lotic ed Arca, ma senza il risvolto vitalistico di quest’ultimo, Burton impiega l’industrial come collante tra club music e nichilismo. Communion, il suo primo LP, dipinge un quadro oscuro e claustrofobico, una sorta di electromalaise figlia dell’industrial esoterico e sofisticato dei Coil, ma ibridata con l’energia e i beat di grime e dubstep. Non è un caso che il nostro abbia collaborato in passato con una delle eminenze grigie delle squadre londinesi, il rapper Riko Dan (Black Dragons). Fetal, Trapped in This Body, Artemis: basta dare uno sguardo ai titoli per identificare le ossessioni di Burton. Tra eruzioni sonore e mostruosi voltafaccia (si passa da ariosi sample vocali a scariche di rumore in pochi secondi), Communion a volte suona come una partita a un videogioco sparatutto (Pandemic), a volte come un ibrido di un brano grime strumentale e un pezzo degli SPK prima maniera (Ox). Tutt’altro che un ascolto ‘piacevole’, va detto. Eppure l’insistenza di Communion tiene incollati dall’inizio alla fine.

Vote: 8.5

Published on Il Mucchio Selvaggio n. 737 / December 2015 (print and digital)

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