Garbage: London 2016-06-13 (Mucchio Selvaggio)

Potrebbe trattarsi di un caso, ma mentre aspettiamo l’arrivo dei Garbage, la playlist di sottofondo, tra dEUS, Lush e Breeders, ci prepara per bene al mood “nostalgia degli anni 90”. Un mood che da quindici anni a questa parte ha garantito a Shirley Manson & co. la possibilità di rimanere in corsa nonostante i vari insuccessi e la delusione dei fan. La band torna a Londra a meno di un anno di distanza dal loro tour “20 Years Queer”, che segnava il ventennale dall’uscita del loro (insuperato) debutto del 1995 Garbage. Il Troxy, con quel suo misto di austerità e kitsch, è la venue perfetta per la band anglo-americana, la cui estetica da vent’anni continua a sfoderare un ibrido tra le linee perfette della tecnologia digitale e il glamour sgangherato tanto caro a Shirley. Non è un caso che sulla copertina di Strange Little Birds (2016), il loro ritorno a quattro anni di distanza dal prescindibile Not Your Kind of People, compaia una G leopardata, come leopardato è il costume di scena di Shirley questa sera, calze a rete e polsiere nere, i capelli rosa quel tanto sbiaditi da rivelare i mesi trascorsi dal tour dedicato all’iconicità in fucsia di Garbage.

C’è una riconoscenza spropositata da parte di Shirley nei confronti del pubblico: “Quando la stampa ci ha odiato, quando la stampa di ha amato, voi ci siete sempre stati”, dice con grande commozione prima di Why Do You Love Me. Un’analisi piuttosto lucida. Nel 1995 i Garbage colmavano un vuoto nel panorama musicale anglosassone: all’alternative rock a base di chitarre proveniente da entrambi i lati dell’Atlantico, univano i ritmi e le atmosfere notturne del trip-hop, provando a mescolare le carte in favore di una spendibilità mainstream che, in maniera quasi preveggente, abbracciavano senza fingere integrità a tutti i costi. Il resto lo faceva la personalità travolgente di Shirley Manson, tanto sardonica e ferina sul palco, quanto inquietante e sfuggente nei suoi video.

Oggi, va detto, i Garbage hanno il problema inverso. Non essendo riusciti a rimanere sulla cresta dell’onda e a rinnovarsi per un lungo periodo (Version 2.0, il loro altro “grande disco”, è datato 1998), i testi risolutamente emo di Shirley e il generalismo indie-rock di Butch Vig e compagni non possono che suggerire ostinazione e prevedibilità. Eppure i brani di Strange Little Birds, in una sorta di gioco incrociato a base di autocitazionismo, ci riconsegnano una band ispirata, per quanto a se stessa. Shirley piomba sul palco e interpreta il brano di apertura Sometimes con grande convinzione, richiamando il minimalismo trip-hop di vecchi brani come l’iconica A Stroke of Luck. La torbida #1 Crush, che alcuni ricorderanno dalla colonna sonora di Romeo+Juliet, tra rintocchi ossessivi e accenni punk, ci fa mordere le mani: ecco i Garbage che avrebbero potuto essere! Stessa sorte per le immancabili hit, una Stupid Girl astutamente mixata con I Feel Love di Donna Summer, una stratosferica Push It e un’immancabile, riottosa I Think I’m Paranoid. Sex Is Not The Enemy, di per sé, appartiene al canone “Garbage di serie C”: eppure questa sera, preceduta da un discorso in memoria alle vittime di Orlando, calza a pennello nella sua disarmante semplicità. La decisione di non suonare Queer, ma soprattutto l’idea di terminare Vow con una lunga outro improvvisata su Don’t Hurt Yourself, il duetto di Beyoncé con Jack White da Lemonade, tradiscono la voglia di Shirley di rimanere quel tanto “contro” e quel tanto “in linea coi tempi” da non volere scomparire in un limbo nostalgico. Davvero difficile non riconoscerle la voglia di fare.

Published on Il Mucchio Selvaggio (online)

2016-06-15

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