Bonobo – Migration (Mucchio Selvaggio)

It ain’t where you’re from/it’s where you’re at”, cantava Rakim nella magistrale In The Ghetto (1990). Con quel verso il DJ Eric B. e Rakim inauguravano un’autocritica della cultura hip-hop, così ossessionata da street cred e autenticità. Simon Green, in arte Bonobo, giunge a simili conclusioni in Migration, la sua ultima offerta per Ninja Tune a tre anni di distanza dal fortunato The North Borders. “Is home where you are or where you are from, when you move around?”, si chiede nella press release. Green è figlio della  cultura downtempo degli anni 90 di casa Ninja Tune e Mo’ Wax, un universo tanto affascinante quanto derivativo che all’autocritica nuda e cruda non sembra mai essere arrivato (il sound di Ninja Tune, fatta eccezione per le sub-label, rimane sorprendentemente uniforme e riconoscibile oggi come ieri). Legittimo dunque porre la stessa domanda alla musica di uno dei nomi di punta del campo: come suona Bonobo nel 2017? A suo agio, si direbbe. Nonostante lo spostamento da New York a Los Angeles e l’effetto di dislocamento generato dai lunghi tour e progetti paralleli, fin dalla prima traccia il ballonzolare jazzistico tipico delle composizioni di Green riecheggia il Bonobo di sempre. I Rhye provano a distrarlo nel loro universo adult RnB in Break Apart, ma il risultato finisce per ricordare le malinconie dei Cinematic Orchestra di 10 anni fa più che un’ibridazione inaspettata. Outlier movimenta il tutto, ma al possibile confronto con i loop deliranti di Four Tet preferisce un apparente stato di grazia che prosegue e prosegue… e prosegue. Le produzioni di Bonobo continuano a rendere giustizia al suo talento nel mescolare ‘found sounds’, produzioni digitali e strumentazioni tradizionali (pare che il quartetto d’archi della conclusiva, sontuosa Figures sia stato registrato nel suo soggiorno di casa). Ma arrivati a questo punto, tolti i paraocchi, iniziano ad apparire come le ennesime decorazioni esterne di uno stile che non accenna a migrare altrove.

Vote: 6.5

Published on Il Mucchio Selvaggio n. 750 / January 2017 (print and digital).

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